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h 21:00 Presentazione libro con Autore

ETERNAMENTE ERRANDO ERRANDO
La Signoria Edizioni

Di e con Jonathan Rizzo

Lettura dal vivo con accompagnamento musicale

Agnese Focardi | arpa francese
Laura Bertorello | chitarra classica
Piero Spitilli | basso acustico
Lorenzo Carovani | chitarra acustica

Il viaggio come unica speranza dell’uomo per trovare sé stesso. Quel sé che non attende alla fine, ma si coglie nel mentre. Il viaggio come fuga dalla realtà, dalle responsabilità, dal dolore. Come fuga anche da sé stessi.
Perdersi cercandosi, trovarsi forse dopo l’accettazione di ogni sconfitta, forse. La sincera ammissione della disperazione della condizione umana e nello specifico di quella dell’autore. Poeta funambolo che in ogni sua parola pone duplici significati. Eternamente Errando Errando : Il senso labirintico di una assenza di soluzione nel concetto di eternità come condanna alla privazione della pace interiore, dell’amore perduto ed irraggiungibile. Ideale idilliaco sempre stante brillante orizzonte; Nel gioco verbale della dolce lingua italiana in cui “errare” offre doppia valenza tra “vagare” e “sbagliare”. La summa nella confessione di una mancanza di stabilità e di una disperata ricerca di essa senza possibilità alcuna, e proprio per questa coscienza il non potersi fermare mai in serenità. L’uomo come squalo impossibilitato ad una condizione diversa da quella che la sua natura gli ha imposto, sottrazione dopo sottrazione di ogni sogno. Ma proprio in questa sua umanità la forza e la fede in sé nel proprio lavoro e nella speranza che con l’autodeterminazione possa raggiungere la sua eutopia. Tornare a casa da Lei, il Suo cuore. Per cui la lettera “E.” simbolicamente come congiunzione grammaticale, come ponte verso il futuro. Una seconda opera che apre la porta dopo l’esordio de “L’Illusione parigina” ad una possibile trilogia del viaggio nel suo pellegrinaggio scalzo per i sentieri della grande anima del pianeta, la donna e l’uomo congiunti nell’amore. È forte il concetto di raggiungimento, missione da compiere, come d’incompletezza, necessità vitale da superare. La cronaca racconta di un poeta di belle speranze e troppi sogni in tasca che prende la sua valigia di cartone e senza soldi in tasca né sapendo masticare la lingua volta le spalle ad un mondo, quello fiorentino, che lo aveva deluso per mediocrità umana spiccando il volo alla volta di Parigi per raggiungere sé stesso lì dove sentiva che si stesse aspettando. Cose che si fanno a vent’anni. Lui ne ha 33 compiuti all’epoca.

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