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SOFIA HA GLI OCCHI & GLI ARANCI DI  TADEUSZ

Di, rispettivamente, Verusca Costenaro (Interno Poesia Editore) e Barbara Serdakowski

(Ensemble Editore)

Due autrici a confronto

Modera Marco Incardona

Due voci al femminile, due ricerche parallele, sorelle? Venite a scoprirlo nell’interessante confronto delle due autrici.

Dalla prefazione di Andrea Sirotti: “La raccolta di Verusca Costenaro s’incentra su Sofia, un alias dell’autrice, una figura-specchio introdotta come un’artista della fuga, autodefinizione che compare nell’epigrafe del libro tratta, come del resto il nome stesso del personaggio, da un romanzo di Paolo Cognetti. Sin dall’inizio, dunque, l’autrice stabilisce un’esplicita correlazione con un’altra opera letteraria, dichiarando l’intenzione di rapportarsi dialetticamente con altri generi letterari e, per estensione, anche con altre forme di espressione artistica, come la musica e la fotografia.

 

È questa la natura più vera ed essenziale dello stile di Costenaro. Una poesia dialogante, la sua, alla ricerca instancabile di un interlocutore (un Altro da sé spesso assente o inadeguato, una città personificata, un’amica che ascolta, una proiezione del sé o del femminile). Ricerca che si rivelerà vana o perlomeno ardua, ma altrettanto necessaria e inevitabile.

Il dialogo si attua anche attraverso l’uso delle altre lingue padroneggiate dall’autrice (inglese, francese) e delle relative auto-traduzioni, come se ogni lingua fosse una componente bizzarra ed elusiva di una sfaccettata identità che deve essere ricondotta a un’unica appartenenza”.

https://www.facebook.com/veru.habibi

 

Il racconto ruota attorno alle vicende di Tadeusz, giovane polacco che negli anni Sessanta si trasferisce in Sicilia per cercare fortuna e felicità. Il protagonista è spinto dall’amore per Halina, la ragazza polacca con cui aveva immaginato il proprio futuro. Dopo qualche tempo passato a Messina come lavapiatti, Tadeusz si sposta vicino a Solarino, dove trova lavoro come badante del burbero don Santino Purpura. Qui Tadeusz diventa “u polaccu”,  e deve confrontarsi con la diffidenza degli abitanti del luogo, che sembrano innalzare un muro attorno a lui. La solitudine del vecchio che accudisce presto diventa anche la sua. In un continuo gioco di andata-ritorno attraverso luoghi e tempi diversi, con una lingua sempre al confine tra prosa e poesia, l’autrice ci regala un libro sulla ricerca della felicità e sulla condizione umana del mondo di oggi.

https://www.facebook.com/barbara.serdakowski

 

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